Quando il minimalismo non paga

Uno dei grimaldelli utilizzati per convincere molte organizzazioni ad adottare Linux è sempre stata la bassa richiesta di hardware da parte di questo sistema operativo quando vengono paragonate a quelle di Windows Server. È una strategia che ha pagato moltissimo perché è tutt’ora possibile dimostrare che un qualsiasi PC desktop può essere utilizzato per ricoprire il ruolo di un server.

Se ciò aveva un significato quando i costi di un server erano cospicui, credo che ora il gioco al ribasso per i server Linux inizi ad essere un boomerang assai pericoloso.

I sostenitori di Linux sono spesso determinati a dimostrare la bontà del sistema e accettano troppe volte offerte al ribasso sull’hardware fino a raggiungere livelli ridicoli. Non dobbiamo più accettare che l’hardware di scarto di un’organizzazione diventi la base su cui viene costruito un sistema mission critical quale il NAS per i backup, il mail server, il web server della intranet, il fax server…

Se facciamo due conti, i compromessi e il tempo necessario per allestire un sistema funzionante, ma con performance imbarazzanti, costa molto di più di un server base con tre anni di assistenza on site. Per chiarire il concetto, il Dell PowerEdge T105 dell’ultimo server Linux che ho installato (mail server, pop e imap server, antispam, antivirus, firewall, due webmail, fax server) è costato meno di una licenza Windows Server ed ha un processore dual core a 64 bit, due dischi da 250 Gb con controller RAID e 4 Gb di RAM.

A parte la velocità con cui il sistema è andato online, gli utenti si sono accorti immediatamente della differenza rispetto all’hardware precedente (sempre un server Dell, ma un po’ anzianotto) e la soddisfazione dell’utente è uno degli scopi del SysAdmin.

I SysAdmin Linux più oltranzisti mi accuseranno di aver sovrastimato l’hardware e diranno che con meno della metà delle risorse avrei poruto mettere online il medesimo server. A queste persone rispondo che quel server è all’inizio dei suoi (almeno) tre anni di vita e partire con un sistema al limite del carico non è una scelta oculata perché con il tempo il carico può solamente aumentare. Inoltre, in caso di picchi di lavoro, un server non oberato di lavoro ha spazio di manovra per reagire nel migliore dei modi e per fare in modo che gli utenti non si accorgano nemmeno del picco di carico.

L’autunno è tempo di budget e questo non è certo un periodo di vacche grasse. Se è vero che, a parità di performance, molte implementazioni su Linux hanno richieste hardware inferiori, ciò non significa che un’organizzazione debba destinare gli scarti per i server Linux perché non si sta realizzando un risparmio, bensì la procrastinazione e la moltiplicazione di una spesa.

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