Sui social network

L’argomento è tornato in auge quando la stampa italiana ha parlato (per lo più a sproposito e senza una conoscenza specifica) di Facebook.

I sistemi di aggregazione di persone per via telematica sono vecchi come la telematica medesima e probabilmente affondano le loro radici nelle BBS che si interconnettevano via modem, come FidoNet, Sublink, Internet stessa prima dl boom e il network dedicato ad Apple di cui ho dimenticato il nome. Per chi è nato e cresciuto telematicamente su quelle reti, il boom di Internet iniziato nel tardo 1994 non ha rappresentato nulla di nuovo.

La novità a mio modo di vedere è arrivata con la connettività flat casalinga e dei piccoli uffici, che ha permesso la fruizione e la pubblicazione di contenuti in maniera costante.

I sistemi di aggregazione e comunicazione più diffusi sono sempre stati quelli asincroni, ovvero quelli per i quali non è richiesta un’attenzione costante, ovvero ciascuno può decidere autonomamente quando e quanto connettersi senza essere escluso dalla comunità. Il tipico esempio di comunicazione asincrona è la posta elettronica, mentre per la comunicazione sincrona si può citare IRC e tutti i derivati di chat in tempo reale. Altri esempi di comunità asincrone sono Flickr, i blog, i forum, le mailing list, i newsgroup e Facebook. La comunità sincrona per eccellenza è forse Second Life, che richiede un’immersione totale nell’interfaccia.

Il mio personale favore va per le comunità asincrone. Ho provato Second Life, ma confesso che ho la spiacevole sensazione di entrare nel Villaggio della serie The Prisoner, non per il timore di essere sorvegliato, quanto per l’ambientazione contemporaneamente familiare e surreale e per il fatto che molti luoghi sono perennemente vuoti. Facebook, fin’ora, mi piace. Non richiede tanta dedizione, posso ignorarlo per una giornata senza perdermi nulla, si consulta via web e non è per nulla impegnativo.

Moltissime comunità online non sono “utili”, nel senso che probabilmente non si impara qualcosa di fondamentale né si leggono notiziari o commenti autorevoli sugli ultimi avvenimenti. Ma non è questo lo scopo: le comunità servono a rilassarsi, divertirsi, ricontattare un amico perso nei meandri del tempo e della memoria e chiudere la giornata o una sessione di lavoro con il sorriso in volto o con un ricordo piacevole.

È una cosa così brutta?

7 Replies to “Sui social network”

  1. Direi proprio di no 🙂

    Il problema, come al solito, è insegnare alle persone ad usare questi strumenti in maniera responsabile ed a non lamentarsi quando vengono licenziate perché hanno scritto su facebook che si sono finte malate per smaltire i postumi della sbornia.

    In ogni caso la definizione di utilità è sempre molto relativa. Io trovo utilissime comunità dedicate e focalizzate come anobii o last.fm; un po’ meno i portaloni generalisti come facebook.

    LLP, Andrea

  2. Quoto Andrea, a metto Flickr su tutti 🙂

    Tra l’altro dopo esperienze non esaltanti su MySpace e altri portali, l’account FB non volevo farlo, invece dei tanti si è rivelato il più “utile” visto che ho trovato tanti contatti “reali”. Questa direi è la discriminante reale della loro utilità, nel mio caso.

  3. @Paolo: con Paolo Attivissimo ne ho parlato dal vivo sabato quando ci saimo visti. In merito a quella segnalazione rilevo due cose: (1) se un sistema becca un truffatore è una feature, non un bug e (2) non c’è da scomodare il Lombroso per esprimere un parere sulla persona “vittima” di Facebook.

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