Apple e Dovecot

Questa mattina nella lettura delle varie mailing list che seguo ho trovato una piacevole sorpresa.

Michael Abbott di Apple ha postato un messaggio nella mailing list di Dovecot in cui annunciava la disponibilità di Apple a contribuire al progetto con alcune patch sviluppate al suo interno e già verificate.

Negli ultimi tempi Apple non è stata un esempio di apertura come tecnologie e piattaforme, ma mi sembra corretto segnalare un comportamento meritevole quando questo si verifica. Troppo spesso le ditte approfittano del software Open Source per ridurre tempi e costi di sviluppo senza, però, attenersi alle regole di questo tipo di distribuzione, ovvero senza contribuire a loro volta ai progetti che sfruttano. L’ultimo esempio di questo comportamento poco corretto sarebbe rappresentato da CISCO (la giustizia americana deciderà), contro cui la FSF ha intentato una causa.

Tornando ad un esempio di comportamento meritevole, Apple ha offerto di contribuire al progetto Dovecot con varie migliorie, quali:

  • permettere ai processi IMAP e POP di gestire client multipli;
  • code di ascolto più lunghe;
  • modifiche per permettere la compilazione su varie piattaforme;
  • sistemi per aggirare bachi noti di OSX;
  • varie correzioni a bachi del software;
  • integrazione con Apple Open Directory;
  • implementazione di un sistema che blocca i client dopo vari ripetuti tentativi di accesso falliti;
  • gestione dei cambiamenti dinamici degli hostname.

Timo Sirainen, l’autore di Dovecot, hamostrato molto interesse per l’offerta di Apple. Con ogni probabilità, le correzioni dei bachi verranno implementate nella versione corrente, 1.1, mentre le nuove caratteristiche verranno aggiunte alla nuova versione 1.2 in fase di sviluppo.

Collaborazioni di questo tipo tra aziende e progetti Open Source ce ne sono molte e sono l’esempio che un modello di sviluppo del software di questo tipo, quando le circostanze lo permettono, non solo è possibile, ma è anche vantaggioso per tutti.

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