Progresso ex lege

Il commercialista mi ha informato sulle novità delle varie leggi e manovre delle ultime settimane. Tra queste mi salta all’occhio l’obbligo immediato per le nuove aziende e differito per quelle esistenti di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC). I dettagli della legge li potete leggere sul sito del Sole.

La PEC è stata normata in Italia qualche anno fa, quando è stata introdotta una legge che consentiva di diventare fornitori di PEC di fatto solamente alle Poste e alle banche. In quel periodo c’era in ballo anche la PEC per la pubblica amministrazione (PA): ogni ente della PA (comuni, prefetture, regioni…) dovevano avere un indirizzo PEC. Iniziativa lodevole nell’intento, ma abbastanza incasinata nell’implementazione: dal momento che (ipotizziamo) un Comune può avere un solo indirizzo PEC, i dipendenti di quel Comune devono comunque rivolgersi all’addetto della PEC per inviare un messaggio. È facile intuire che lo strumento è poco pratico: tanto vale stampare un documento firmarlo, timbrarlo, imbustarlo e passarlo alla segretaria perché lo smisti. Con buona pace del paperless office.

La PEC sta avendo ancora poco successo e i provider di PEC che hanno speso fior di quattrini per mettere in piedi le strutture previste dalla legge si trovano con pochi clienti.

Ecco che arriva la legge che obbliga tutte le nuove aziende e i professionisti ad avere la PEC. E quando avremo tutti la PEC cosa ce ne faremo? Io e il mio commercialista ci scambiamo già documenti via posta elettronica e ho la ragionevole certezza che le comunicazioni siano legittime e veritiere, anche se nessuno di noi due firma i messaggi con certificati, forti o leggeri che siano.

Mi chiedo come possa servire la PEC alla salumeria o all’officina che apre in zone rurali o montane dove non arrivano né ADSL né UMTS, a parte offrire un appiglio per sanzionare l’azienda in caso di controlli.

Anziché imporre ex lege l’utilizzo della tecnologia, sarebbe stato meglio fare in modo che alle aziende e ai professionisti convenisse utilizzare la PEC, magari partendo dal dialogo con la PA; in questo modo l’azienda o il professionista percepirebbe la dotazione della PEC come infrastruttura necessaria al pari di una linea telefonica o il contratto con il fornitore di energia elettrica, non come l’imposizione di uno strumento inutile.

2 Replies to “Progresso ex lege”

  1. Per le aziende gia’ aperte c’e’ comunque tempo tre anni. Credo sia richiesta una firma digitale “forte” (quella con la smartcard), ma di qui a tre anni puo’ anche darsi che l’algoritmo su cui si basa la PEC venga crackato, quindi tanto vale aspettare.

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