Gratis o a pagamento?

In questo periodo si sta riproponendo un tema ciclico del web: i contenuti devono essere gratis o a pagamento? In altre parole: è sostenibile un sito che si finanzia con la pubblicità?

Ne ha parlato Newsweek (It’s time to pony up di Daniel Lyons, sul numero del 3 agosto 2009, pagina 25) e ne parla Murdock che torna a riproporre la necessità di pagare per i contenuti dei siti che fanno capo alle sue proprietà.

Innanzi tutto bisogna fare una distinzione tra due grandi tipi di siti. Ci sono siti in cui il servizio offerto è eminentemente monodirezionale, ovvero l’utente si collega per ottenere un servizio; in questa categoria rientrano siti di prenotazione, di informazione giornalistica e di acquisto. L’altra tipologia è quella in cui l’utente che accede fornisce esso stesso un contenuto o collabora con il sito; esempi di questa categoria sono i social network, i giochi collettivi online e alcuni siti di citizen journalism.

Nel caso di un sito di fornitura di servizi monodirezionale potrebbe essere lecito far pagare per ottenere alcuni servizi, quando questi costituiscono un vero valore aggiunto. Non so fino a che punto l’accesso ad un sito che pubblica solamente notizie possa essere regolato dal pagamento di una tariffa; in questo caso ci vorrebbe un valore aggiunto da offrire a chi paga, ma si rischierebbe di tariffare per il valore aggiunto, trattando la notizia come un collaterale e allora tanto varrebbe tariffare per il solo valore aggiunto e utilizzare la notizia come traino per l’acquisto.

Un esempio di quanto appena scritto è flickr: l’accesso alle funzionalità principali del sito è gratuito e aperto a tutti; il pagamento dell’abbonamento di fatto è un corrispettivo per l’utilizzo di più banda e più spazio disco. Chi collabora al mantenimento dell’aspetto social del network può non pagare e chi non paga non è limitato in questo aspetto. Questo è, a mio modo di vedere, un comportamento equo perché chi contribuisce, di fatto, al mantenimento in vita del sito non deve pagare, in quanto è, seppur in minima parte, un utente che collabora con il sito stesso.

Non sono totalmente contrario ai servizi a pagamento, ma questi devono portare vantaggi tangibili. Per le società il sito è un veicolo di autopromozione, come la cartellonistica stradale, gli annunci pubblicitari sui media, eccetera. È vero: sono costi, ma far pagare per la fruizione di un messaggio pubblicitario (attenzione : la fruizione, non la produzione) è una bella chimera per chi vuol tagliare i costi e abbellire i rapporti trimestrali, ma una fesseria per il resto del mondo.

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