Ci sono ancora gli artigiani bravi e onesti

Stamattina (è venerdì 24/12) mi sveglio presto come al solito, faccio le abluzioni mattutine e vado al computer. Business as usual.

Dopo un po’ inizio a fare il pandolce basso genovese che oggi a mezzogiorno porto da un cliente per i rituali auguri natalizi. Quando viene il momento di lavare gli attrezzi scopro che la caldaia non si attiva più se apro l’acqua calda.

Panico.

Aspetto le 8:20 e chiamo l’assistenza della caldaia. Mi rispondono subito, spiego il problema e mi dicono che faranno di tutto per intervenire.

Un’ora esatta dopo si presenta un tecnico, che identifica subito il guasto, sostituisce il pezzo rotto (la membrana) e rimette tutto a posto.

Alle 10:00 tutto era tornato normale e io avevo la mia acqua calda con una spesa totale di 60 € che, visti il giorno e la rapidità dell’intervento, è onestissima.

Grazie ditta Bizzo di San Martino Siccomario (PV) per aver risposto alla mattina della vigilia e grazie all’artigiano che è intervenuto.

Ma sei proprio sicuro?

Sei sicuro?

Quella sopra è la parte di un questionario di profilazione di un panel a cui ho tolto alcuni gadget grafici per renderlo meno riconoscibile.

Solamente se si seleziona la prima risposta, “1”, appare un popup come quello riportato.

Perché? Cosa c’è di tanto sconvolgente in una famiglia con un singolo componente da richiedere un popup di conferma?

Il senno di poi

C’è sempre un certo giornalismo a caccia di dietrologie e di cospirazioni perché, si sa, sono cose che fanno gola a tutti e vendono sempre, non solamente tra gli allocchi dei lunacomplottisti e dei sciachimisti. La ricerca di una cospirazione dietrologica sembra, quasi, la nuova regola giornalistica che sostituisce quella del padrone che morsica il cane: se non si può buttarla in dietrologia, non val la pena di essere pubblicata.

Uno dei campi in cui questo tipo di atteggiamento diventa veramente odioso è quando lo si applica a persone che fanno il loro dovere, salvano delle vite umane e si ritirano nell’ombra senza troppo clamore per continuare a fare ciò che facevano prima. Forse qualcuno ricorda Chesley Sullenberger, il pilota che, trovatosi al comando di un A320 senza motori, è riuscito ad ammarare sul Hudson salvando la sua vita e quella di tutte le persone a bordo. Ripeto: nessun morto.

Manuale di Volo segnala un articolo del Corsera che riprende, a sua volta, un articolo del WSJ di Andy Pasztor, che spreca fiumi di parole per dimostrare che, dopotutto, il pilota sarebbe potuto anche tornare a La Guardia senza problemi, come dimostrerebbero alcune simulazioni.

Al simulatore, si sa, saremmo capaci tutti, con un minimo di spiegazione e con più tentativi a disposizione, di far atterrare un A320, probabilmente riuscirebbe anche il signor Andy Pasztor. Ma ci vuole un Chesley Sullenberger per farlo nella vita reale e riuscirci al primo tentativo, l’unico a disposizione.

Fra qualche giorno prenderò un paio di voli e sarò ben contento di sapere che in cockpit ci saranno dei professionisti come Chesley Sullenberger e non dei giornalisti come Andy Pasztor perché i primi sono addestrati per risolvere i problemi quando capitano, gli altri per scrivere basandosi sul senno di poi.

Antipirateria A.D. 1897

Music Pirates in Canada - New York Times, 13 Giugno 1897BestActEver.com pubblica la scansione di un articolo del New York Times del 13 giugno 1897 (via BoingBoing) di cui riproduco a lato l’incipit.

Chi segue la cronaca dell’attività conto la pirateria troverà certamente una certa familiarità nei toni di questo articolo. Una volta sostituiti i termini Canadian pirates con Chinese pirates o P2P file sharing e the mails con the Internet abbiamo quello che può essere un articolo o un comunicato stampa dei giorni nostri.

Però molti rappresentanti delle organizzazioni che raggruppano i danneggiati dallo scambio illegale di file via Internet sostengono che è stato proprio il file sharing di Internet l’inizio della pirateria che li ha danneggiati.

L’articolo riportato in questo post dimostra quello che le associazioni sopra citate tendono a dimenticare: la pirateria c’è sempre stata ed è quasi endemica nel mercato delle opere d’ingegno. Ovviamente le attività illegali vanno perseguite a norma di legge, ma senza demonizzare Internet o i protocolli come BitTorrent in senso assoluto o senza trasferire agli ISP i compiti, i doveri e le garanzie delle autorità competenti.