Albo Pretorio

Libreria Delfino - PaviaIn quanti, tra i non addetti ai lavori o coinvolti per fatti personali sanno che cos’è?

È il nome della bacheca o asta di legno o similare collocata all’interno (di solito presso l’ingresso) di alcuni enti in cui si pubblicano gli atti che, in base alle leggi e ai regolamenti vigenti, ottengono la pubblicità legale a cui è legata la loro validità. Esempio banale: le pubblicazioni di matrimonio, che restano all’albo per una settimana.

Confesso che la prima volta che me ne hanno parlato (sei anni fa) per motivi di lavoro mi sono balenate in testa immagini di fasci littori, toghe romane e assimilati. Continue reading “Albo Pretorio”

Cosa significherebbe un controllo di Internet

La notizia: il motore di ricerca cinese Baidu ha bloccato le ricerche con parole chiave che hanno a che fare con il terremoto appena verificatosi nella regione del Qinghai che ha provocato, per ora, 400 vittime e 8.000 feriti.

Il contrasto con altri motori di ricerca occidentali è stridente: noi utilizziamo i motori di ricerca quando abbiamo bisogno di notizie, un esempio è l’analisi compiuta da Google trends (già Google zeitgeist). Limitare le ricerche proprio nel momento in cui sono più utili è un’azione che non ha certo bisogno di commenti.

Internet non è un brutto babau in cui non vigono regole, come ha scritto un giudice italiano (signor giudice, cosa ne pensa degli stadi italiani?). È un posto con delle regole differenti, che possono confondere chi si ostina a non volerle comprendere e insiste nel voler applicare paradigmi dello scorso millennio ad una tecnologia nuova. Internet è uno strumento in cui “pluralità d’informazione” non significa poter leggere sia il Corsera, sia la Repubblica, ma poter leggere il Guardian, Al Jazeera, il NY Times, El País, la FAZ, e Haaretz, farsi una propria idea di cosa stia succedendo e magari concludere facendosi due risate con il Sun e la Bild.

Possa questa pluralità avere vita lunga e prospera, ma stiamoci attenti.

…allora è meglio Microsoft!

Il titolo è volutamente provocatorio e l’antagonismo ideologico tra le major dell’informatica non è l’oggetto di questo post, che è un esercizio teorico basato su un fatto di cronaca.

Recentemente c’è stato un attacco coordinato proveniente dalla Cina contro il servizio di posta elettronica di Google. L’attacco sarebbe stato coordinato attraverso dei computer controllati tramite il protocollo Aurora, la cui analisi ne rivela la complessità e fa chiaramente capire che non è stato creato dal solito gruppo di smanettoni cantinari.

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Frammenti di FidoNet

La mia esperienza telematica inizia nel 1986 quando a Pavia eravamo un cinque o sei ad avere il modem: ci scrivevamo tra di noi sulle tre BBS della città e poi ci trovavamo la sera a bere una birra assieme.

Dalle BBS locali alla FidoNet il passo è stato breve e dalla fine di quell’anno è iniziata la mia avventura online, interrotta per un solo anno, il 1988, per il servizio di leva.

FidoNet è stata una palestra e una grande fonte di esperienza, ma soprattutto un posto dove ho trovato tantissimi amiche e amici. FidoNet aveva un sistema di messaggistica privata (la NetMail o Matrix) e uno di messaggistica pubblica tematica (la EchoMail, o le “aree echo“); più avanti aveva anche un sistema di distribuzione file. Una piccola Internet, insomma.

I messaggi di quel periodo sono per la quasi totalità spariti come lacrime nella pioggia. Qualcuno l’ho salvato e ho ritrovato quei file qualche giorno fa. Li ho catalogati alla meno peggio e li ho messi in linea qui. È una testimonianza frammentaria di quello che siamo stati, per far capire a chi non c’era che Internet per non è stata solamente la “versione 2.0”. La connessione è un po’ lenta perché quel server è su un’ADSL che sta facendo trasferimento dati inerenti il mio lavoro. Portate pazienza.

Aggiornamento: alcuni messaggi li potete trovare sulla mia wiki.

I DNS di Google

Google ha reso disponibile due server DNS utilizzabili liberamente da tutti, i cui IP sono 8.8.8.8 e 8.8.4.4

Ogni provider ha dei server DNS utilizzabili dai propri utenti, ci sono sempre stati, ma non hanno mai fatto notizia. Se Google ha due server DNS pubblici tutti ne parlano, se li ha PippoTel non se li fila nessuno: è la stampa, bellezza! Così tutti adesso si chiedono non solo perché Google abbia due server DNS pubblici, ma anche perché inviti la gente ad usarli.

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Gratis o a pagamento?

In questo periodo si sta riproponendo un tema ciclico del web: i contenuti devono essere gratis o a pagamento? In altre parole: è sostenibile un sito che si finanzia con la pubblicità?

Ne ha parlato Newsweek (It’s time to pony up di Daniel Lyons, sul numero del 3 agosto 2009, pagina 25) e ne parla Murdock che torna a riproporre la necessità di pagare per i contenuti dei siti che fanno capo alle sue proprietà.

Innanzi tutto bisogna fare una distinzione tra due grandi tipi di siti. Ci sono siti in cui il servizio offerto è eminentemente monodirezionale, ovvero l’utente si collega per ottenere un servizio; in questa categoria rientrano siti di prenotazione, di informazione giornalistica e di acquisto. L’altra tipologia è quella in cui l’utente che accede fornisce esso stesso un contenuto o collabora con il sito; esempi di questa categoria sono i social network, i giochi collettivi online e alcuni siti di citizen journalism.

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Addio 100344,447

Un altro pezzo di storia della telematica se ne va.

America OnLine ha staccato la spina di CompuServe, la prima vera rete telematica globale ad accesso commerciale.

Fino all’esplosione di Internet, CIS era la rete telematica globale dove ci si scambiavano messaggi privati, si accedeva a forum pubblici e si potevano guardare gli oggetti in vendita presso alcuni negozi online. Moltissime aziende americane avevano un recapito su CIS ed era, quindi, più facile contattarle per via telematica.

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Niente sesso: siamo Indiani

bing-uk-thHo sperimentato un curioso comportamento di Bing segnalato da Thomas Hawk (via Slashdot). Per l’esperimento ho utilizzato una macchina virtuale Windows XP USA con Internet Explorer 8 con cui non avevo mai visitato Bing.

Per comprendere le modalità del test va segnalato che Bing decide la posizione di un utente in base all’impostazione della lingua del browser (da non confondere con la lingua in cui il browser visualizza i menu e i messaggi).

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Badda-Bing Badda-Bang

Microsoft ha messo online l’ennesimo reboot del suo motore di ricerca, questa volta con il nome di Bing.

Benché la copertina sembra quella di un dépliant di viaggi, la grafica con cui vengono elencati i risultati delle ricerche lo fa sembrare praticamente identico a Google, salva la possibilità di visualizzare al passaggio del mouse alcuni testi presenti nella pagina indicata dal motore di ricerca. Sempre in tema di grafica, il nome visualizzato sopra una montagna ricorda un attimino il vecchio logo di Altavista, ma sarà un caso.

I risultati delle ricerche sono assolutamente paragonabili a quelli di Google, nulla da dire in questo senso, essendo un motore di ricerca generalista. Come tutti i motori, facendo delle prove con ricerche a caso, saltano fuori delle stranezze. A titolo di prova ho cercato «size of Florida» in Bing e Google; nelle ricerche correlate visualizzate dal motore di Microsoft, assieme ad altre ricerche sul Sunshine State, appaiono inspiegabilmente «Size Of South Carolina» e «Size Of Alaska». Ironicamente, cercando «Vista» Google presenta come primo risultato la pagina principale di Windows Vista del sito Microsoft, mentre Bing presenta la pagina della Wikipedia che descrive il sistema operativo mentre la pagina di Vista del sito Microsoft è solamente al quarto posto. Almeno per ora si può presumere che i risultati di Bing non abbiano la tendenza a privilegiare le pagine di Microsoft.

Bing non è un prodotto innovativo, è semplicemente un altro motore di ricerca generalista. Resta il dubbio se nel 2009 con il fiorire di motori specifici come TinEye e Wolfram | Alpha avessimo bisogno di un altro motore di questo tipo.

Malware e Spam

Cos’hanno in comune malware e spam? Molto più di quello che una persona non del settore possa immaginare.

Innanzi tutto, alcune premesse doverose. Per quanto difficile da credere, lo spam rende soldi a chi lo gestisce. Il fatto stesso che continui ad esistere significa che è una pratica conveniente. Lo spam non è opera di un ragazzino solitario, ma è un’azione coordinata portata avanti da organizzazioni malavitose. Il malware non è più il virus scritto dall’universitario per noia o per goliardia, ma è un programma che ha il preciso e deliberato scopo di assumere il controllo di un computer o carpirne i dati (o entrambi).

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Wolfram Alpha

Il panorama dei motori di ricerca si amplia di nuovo con una matricola assai importante. Wolfram Alpha è il motore di ricerca sviluppato con gli algoritmi di Mathematica, uno dei più longevi programmi della storia dell’informatica moderna (ok, Hello World è fuori concorso).

Alcune recensioni sul Wolfram Alpha sono già apparse, il servizio partirà questa sera alle 19:00 CST (la Wolfram Research è dell’Illinois). Per pura fortuna ho provato poco fa a fare delle query e sono riuscito ad ottenere dei risultati prima che chiudessero di nuovo l’accesso.

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GeoCities

GeoCitiesQuando ancora non esistevano i social network; quando Netscape era il browser che andava per la maggiore e molti puristi lo snobbavano in favore del più corretto Mosaic; quando il motore di ricerca era sinonimo di Altavista; quando lo spazio mail non veniva regalato a Gigabyte…

Quando tutte queste cose erano la realtà per chi era su Internet c’era un sito che permetteva di creare piccole paginette anche senza avere un client FTP la cui grafica lasciava molto a desiderare, ma erano, dopotutto, delle pagine fatte dagli utenti per cui non pagavano nulla.

Questo sito era GeoCities, forse il primo aggregatore di siti similari grazie al concetto di vicinato, che permetteva di associare tra di loro le pagine che trattavano argomenti simili.

La fama di GeoCities come aggregatore di moda è andata in seguito scemando; l’organizzazione è stata incorporata da Yahoo! ma oramai era un cadavere pieno di file inutili (se non illegali), pagine morte, dati non aggiornati.

Yahoo! ha deciso di radere al suolo queste città fantasma, residuati di una Rete che non esiste più e che non aveva più senso tenere in vita.

Il laser ai Babilonesi

The more you tighten your grip, Tarkin, the more star systems will slip through your fingers.

Immaginate di compiere un salto di circa tremila anni indietro nel tempo e di dover spiegare cosa sia un laser ai Babilonesi agitando davanti a loro un puntatore laser acquistabile da noi per pochi Euro.

Immaginate ora di dover spiegare ai politici del nostro tempo cosa sia Internet.

Tra le due, io scelgo senza indugio il laser ai Babilonesi perché credo che avrei più successo. Continue reading “Il laser ai Babilonesi”

HyperB5

HyperB5HyperB5, la risorsa italiana su Babylon 5, si rinnova passando da documenti HTML statici ad un motore di visualizzazione dinamico basato su PHP e MySQL.

La notizia per me è ancora più bella in quanto Steve, il curatore del sito, ha deciso di adottare il motore di visualizzazione di HyperTrek, disponibile gratuitamente con licenza GNU GPL.

Non è certo mia intenzione pormi al livello di gestori di contenuti quali, a titolo di esempio, WordPress o Joomla, in quanto il motore di HyperTrek è assai specifico e ottimizzato per guide su serie televisive. Il motore di HyperTrek manca di un sistema di gestione dei contenuti degno di questo nome, che esiste e fornisco tranquillamente su richiesta ma non è affatto di qualità pubblicabile (ci sto lavorando per metterlo online senza vergognarmi).

Inoltre il motore di HyperTrek non è deliberatamente collaborativo, nel senso che non si basa né sul concetto di wiki dove tutti possono scrivere (e cancellare) né sul concetto di blog dove tutti possono commentare (e spammare). Probabilmente questa è una limitazione, ma non è nemmeno detto che tutti i siti del web debbano sempre e comunque permettere i commenti di ogni visitatore, anche perché chi gestisce il sito potrebbe non avere tempo per vagliare i commenti.

I due punti forti, a mio avviso, del motore sono la modularità con cui si possono costruire le pagine di diverso layout e il fatto che il motore di visualizzazione acceda in sola lettura all’archivio dei dati, rendendo poco efficace qualsiasi tentativo di SQL injection che sfrutterebbe eventuali problemi di sicurezza del motore.

Steve sta ancora lavorando alla conversione delle pagine HTML, lavoro che so essere molto lungo e oneroso. Consiglio ogni tanto di passare a dare un’occhiata alla nuova versione del sito e segnalare eventuali imprecisioni ai gestori, aiuto sempre apprezzato da chi tiene alla qualità dei contenuti di ciò che pubblica.

Sicurezza dei certificati con MD5

L’ultimo giorno del 2008 è stata presentata con dati di fatto verificabili la prova che i certificati di sicurezza basati sugli algoritmi a chiave pubblica verificati con hash MD5 dono da considerare non sicuri.

Anche questa volta il problema è molto tecnico, ma potrebbe avere ripercussioni sulla sicurezza di molti utenti. Fortunatamente, le autorità di certificazione (CA) che utilizzano ancora MD5 sono poche e cambieranno l’algoritmo in breve tempo, in quanto sono state avvisate prima della pubblicazione della ricerca.

La verifica della validità di un certificato di sicurezza (quello che provoca la visualizzazione di un lucchetto chiuso nel browser quando si visitano siti considerati sicuri) non avviene confrontando i certificati veri e propri ma confrontando delle sequenze di numeri ottenute applicando un algoritmo particolare (l’algoritmo di hash) al certificato originale. In questo modo si evita di spedire in chiaro il certificato stesso. Questo sistema è utilizzato per verificare o registrare le password di molti sistemi ed è il motivo per cui il vostro amministratore di sistema vi dice che non può dirvi la vostra password, ma la può solamente cambiare.

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Apple e Dovecot

Questa mattina nella lettura delle varie mailing list che seguo ho trovato una piacevole sorpresa.

Michael Abbott di Apple ha postato un messaggio nella mailing list di Dovecot in cui annunciava la disponibilità di Apple a contribuire al progetto con alcune patch sviluppate al suo interno e già verificate.

Negli ultimi tempi Apple non è stata un esempio di apertura come tecnologie e piattaforme, ma mi sembra corretto segnalare un comportamento meritevole quando questo si verifica. Troppo spesso le ditte approfittano del software Open Source per ridurre tempi e costi di sviluppo senza, però, attenersi alle regole di questo tipo di distribuzione, ovvero senza contribuire a loro volta ai progetti che sfruttano. L’ultimo esempio di questo comportamento poco corretto sarebbe rappresentato da CISCO (la giustizia americana deciderà), contro cui la FSF ha intentato una causa.

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Thunderbird 3 Beta 1

Il team coordinato da David Ascher ha reso disponibile la prima versione beta “meno che beta” di Thunderbird 3.La versione pubblicata si chiama beta ma non ha dichiaratamente la qualità di una beta.

Molte novità sono, infatti, disabilitate e l’interfaccia a tab è presente, ma non si capisce bene ancora come la si possa sfruttare, sebbene ci siano alcune anteprime promettenti.

Nonostante questi possibili problemi, ho installato la versione Linux sulla medesima Ubuntu 8.10 su cui utilizzo Thunderbird 2 ogni giorno.

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