The Dark Screen

The Dark ScreenIeri sono stato alla presentazione di The Dark Screen di Franco Pezzini e Angelica Tintori.

Benché non sia una fan della letteratura horror o assimilata, Dracula mi piace. Il primo incontro con la storia di Stoker risale alla mia infanzia. Ricordo che da bambino, a casa malato, avevo seguito per radio sulla RAI (era prima delle radio libere) l’adattamento radiofonico del libro. Molti anni dopo ho letto il romanzo e dico tranquillamente che sono dalla parte di Dracula perché Archer è una pappamolla e Van Helsing un fissato. Ometto per cortesia ogni commento su Mina e Lucy.

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Uova Fatali

Image of Le uova fatali

La sera del 16 aprile 1928 Vladimir Ipat’evic Pérsikov, professore di zoologia della IV Università statale e Direttore dell’Istituto Zootecnico di Mosca, entrò nel suo studio annesso all’Istituto di via Herzen. Accese il globo smerigliato sospeso nel centro del soffitto e girò lo sguardo intorno. Come il principio della spaventevole catastrofe va ricercato appunto in quella sera infausta, così il professore Pérsikov, sì proprio lui, deve essere considerato la causa prima della catastrofe stessa.

Uova fatali di Michail Bulgakov (pure il nome in cirillico, tiè: Михаил Булгаков) è un breve racconto scritto nel 1925 e ambientato pochi anni più in là.

Il racconto ha un gusto che ora definiremmo forse steampunk, ma credo abbia un certo rilievo per la data in cui è stato scritto. La storia narra del professor Pérsikov che scopre per puro caso un metodo per aumentare lo sviluppo degli embrioni animali al prezzo dell’aumento della ferocia dei medesimi. Con queste premesse è facile intuire l’evolversi della storia, ma rimane un raccontino gradevole da leggere.

Qualcuno forse ricorderà l’omonimo sceneggiato della RAI degli anni ’70 diretto da Ugo Gregoretti tratto, appunto, da questa storia.

Se vi capita sotto mano il libercolo dateci un’occhiata.

Robot 54

Image of Robot 54Robot è diventato un gradevole appuntamento fisso, uno di quelli che ogni tanto ti fa pensare «ma quando esce il prossimo Robot?»

L’appuntamento nell’appuntamento per me è l’editoriale di Vittorio: non c’è nulla da fare, ci potrebbe essere anche un inedito di $noto_autore, ma prima di tutti viene l’editoriale.

Robot 54 mi è arrivato da poco e ho già finito di leggere tutti i racconti, gli articoli me li tengo per una lettura più calma.

Come al solito, la scelta è variegata ed intrigante e ogni racconto è peculiare. Per questo numero non ho un mio preferito perché ne farei arrivare almeno tre a pari merito e quindi tanto vale.

Bellissima anche la copertina di Maurizio Manzieri, intervistato da Silvio Sosio in questo stesso numero.

La sensazione complessiva sfogliando questo numero è che il sense of wonder non sia (ancora?) morto, ma sia, anzi, vivo e scoppiettante sotto varie forme e incarnazioni.

Belfagor

Image of BelfagorNon potevo lasciare il libro sullo scaffale quando l’ho visto, è stato impossibile resistere.

Parimenti, la lettura è stata assolutamente piacevole, benché non sia affatto un appassionato di gialli o assimilati e sapessi bene da oltre trent’anni come sarebbe andato a finire.

Belfagor ovvero “Il fantasma del Louvre” è un classico per chi ha più o meno la mia età e non mi riferisco al libro, bensì allo sceneggiato con Julette Gréco di produzione francese trasmesso molte volte dalla RAI.

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Il computer di Dio

Image of Il computer di Dio Raccolta di articoli brevi di Odifreddi su vari temi. Ho impiegato un po’ di tempo a leggerlo, vuoi perché il formato degli articoli brevi si presta ad una lettura diluita, vuoi perché Odifreddi ogni tanto è come certi tipi di alimenti: va assunto a piccole e diradate dosi per evitare indigestioni.

Alcuni degli articoli del libro sono quelli pubblicati dall’autore su La Stampa tra il 1995 e il 2000.

Non è certo la sua opera migliore né la più originale, sebbene ci sia una citazione che vale il libro: «Secondo Goethe, i matematici sono come i Francesi: ogni volta che sentono parlare di qualcosa, lo traducono nel loro linguaggio e subito esso appare diverso».

Il codice perduto di Archimede

Image of Il codice perduto di ArchimedeHo terminato la lettura de Il codice perduto di Archimede di William Noel e Reviel Netz.

Volume molto interessante sotto vari punti di vista. Il primo e più ovvio è rivivere i momenti della trascrizione di testi di Archimede che si ritenevano perduti. Il lavoro è ancora in corso e può essere seguito consultando il sito del palinsesto di Archimede dal quale è anche possibile scaricare le immagini delle elaborazioni del team di ricerca (è necessario avere una buona connessione ad Internet).

La scoperta dei testi di Archimede rivela che il matematico siracusano (e forse altri suoi colleghi, ma questo non è dato saperlo, per ora) aveva già conoscenze di statistica (cfr. lo Stomachion) e calcolo infinitesimale, molti secoli prima che questi venissero riscoperti dai matematici del XIX secolo e da Newton.

A parte un capitolo dedicato ad alcune dimostrazioni geometriche, il libro è molto discorsivo e con un taglio abbastanza divulgativo.