Pioneer One

Pioneer OnePioneer One è una serie di fantascienza prodotta in maniera indipendente con microfinanziamenti e distribuita con licenza Creative Commons.

È un modo innovativo di fare… di fare… non so come definirlo. “Televisione” non è adatto perché il pilot si scarica con bit torrent. “Telefilm” forse, se si prende solamente il concetto di immagine in movimento che racconta una storia spezzata su più episodi, ma l’analogia non va molto più in là perché non c’è la componente televisiva. Non è rispettata nemmeno la durata canonica dei telefilm americani: il pilot dura poco più di 30 minuti. Tanto non deve stare in uno slot di un network televisivo.

La storia (che non rivelo qui) è interessante e ben costruita. Diversamente da altre produzioni di Hollywood, non vengono messe sul tavolo tante informazioni per poi, magari, perderle per strada. Qui la narrazione è più ligia ai canoni aristotelici, forse più “teatrale”, forse anche per la carenza di fondi. Tuttavia, questa apparente limitazione permette di concentrarsi sul tema della narrazione, senza troppi infodump o pretesti narrativi per introdurre il cast.

In tema, un sistema di stabilizzazione della macchina da presa nelle riprese fisse (o presunte tali) sarebbe stato auspicabile; sarebbe stato sufficiente anche un treppiede al posto della telecamera a spalla. Altra cosa da ridurre è, a mio avviso, l’eccesso di controcampi fatti con lo spostamento rapido della telecamera, che dopo poco iniziano a dare un attimino fastidio.

Il debutto della serie è avvenuto nei network p2p di bit torrent; ieri la distribuzione ha toccato i 21.000 seed. Questo potrebbe essere una parentesi sperimentale oppure l’inizio di un nuovo modo di fare intrattenimento, che taglia fuori i canali ufficiali. Nel secondo caso sarà una bella lotta.

Aggiornamento del 24/6: questo articolo di fantascienza.com riporta un’intervista al regista del pilot.

CAPRICA

Caprica

The function of science fiction is not always to predict the future but sometimes to prevent it.

(Frank Herbert)

Finalmente un bel telefilm di fantascienza!

Stavo un po’ perdendo la speranza di riuscire a vedere qualcosa di intelligente, qualcosa che non fosse la solita storia ritrita dell’utopia futuribile, ma qualcosa che ci mette in guardia.

Premetto da subito che non ho visto Battlestar Galactica: mi sono fermato a tutti gli episodi della prima gloriosa serie e qualcuno di quello schifo di Galactica 1980. I primi approcci con Battlestar Galactica mi hanno lasciato un po’ freddino, quindi non ho continuato.

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Uova Fatali

Image of Le uova fatali

La sera del 16 aprile 1928 Vladimir Ipat’evic Pérsikov, professore di zoologia della IV Università statale e Direttore dell’Istituto Zootecnico di Mosca, entrò nel suo studio annesso all’Istituto di via Herzen. Accese il globo smerigliato sospeso nel centro del soffitto e girò lo sguardo intorno. Come il principio della spaventevole catastrofe va ricercato appunto in quella sera infausta, così il professore Pérsikov, sì proprio lui, deve essere considerato la causa prima della catastrofe stessa.

Uova fatali di Michail Bulgakov (pure il nome in cirillico, tiè: Михаил Булгаков) è un breve racconto scritto nel 1925 e ambientato pochi anni più in là.

Il racconto ha un gusto che ora definiremmo forse steampunk, ma credo abbia un certo rilievo per la data in cui è stato scritto. La storia narra del professor Pérsikov che scopre per puro caso un metodo per aumentare lo sviluppo degli embrioni animali al prezzo dell’aumento della ferocia dei medesimi. Con queste premesse è facile intuire l’evolversi della storia, ma rimane un raccontino gradevole da leggere.

Qualcuno forse ricorderà l’omonimo sceneggiato della RAI degli anni ’70 diretto da Ugo Gregoretti tratto, appunto, da questa storia.

Se vi capita sotto mano il libercolo dateci un’occhiata.

Singularity Sky

Image of Singularity Sky

The day war was declared, a rain of thelephones fell clattering to the clobblestones from the sky above Novy Petrograd.

Inizia proprio con una pioggia di telefoni il bel romanzo di Charles Stross che ho appena finito di leggere.

Stross è il solito vulcano di idee, riesce a rendere non noiosa una storia che, dopotutto, è un classico della space opera e aggiunge ogni tanto delle note veramente spassose. È un tomo cospicuo, se lo si paragona alle altre opere di Stross, ma, dopotutto la storia regge, anche se ogni tanto ci sono dei cali, quasi fisiologici. Ancora una volta, ho apprezzato la bassa prevedibilità di ciò che sta per succedere nel corso della narrazione.

Singularity Sky è anche hard science fiction e potrebbe causare problemi a chi disdegna deliberatamente l’aspetto scientifico della fantascienza. Dal mio punto di vista non credo sia un problema, non di più di quanto si possa apprezzare l’aderenza alla storiografia in un romanzo storico.

Little Brother

Cory Doctorow - Little BrotherLittle Brother di Cory Doctorow mi è piaciuto davvero molto.

È la storia di un ragazzo hacker (nel senso originale del termine) di San Francisco. Un brutto giorno la sua città viene colpita da un atto terroristico molto sanguinoso; per varie ragioni il DHS lo considera coinvolto nell’attentato e per lui inizia una serie di brutte avventure, nonostante le quali sceglie di combattere per i principi che lui ritiene essere alla base della società in cui vive.

Little Brother contiene molti spunti di riflessione ed è un testo che potrebbe far squillare qualche campanello di allarme nei lettori. Cory Doctorow su Boing Boing ogni tanto segnala abusi simili a quelli raccontati in questa storia; credo sia bene tenere sempre gli occhi aperti da questo punto di vista.

Questa è una storia sull’abuso dell’autorità e sul cattivo uso della tecnologia da parte specialmente di chi non la conosce o la conosce in maniera superficiale.

Come altre opere di Doctorow, Little Brother puo essere scaricato gratuitamente in diversi formati.

Lettura consigliata.

Aggiunta del 9/8/2008: L’articolo Agency sues to stop Defcon speakers from revealing gaping holes pubblicato da The Register dovrebbe far seriamente riflettere su alcuni pericoli descritti in questo racconto.

I, Robot (di Cory Doctorow)

I, Robot di Cory Doctorow è uno dei racconti disponibili gratuitamente che ho caricato sul mio Cybook che ho letto qualche giorno fa.

Il racconto è notevole e dipinge una possibile evoluzione del sistema economico americano, in cui vincono le pressioni monopoliste di chi detiene la quota maggioritaria del mercato, che di fatto blocca il progresso tecnologico utilizzando dei pretesti per mantenere la posizione dominante.

I temi della negatività di sistemi economici o tecnologici “chiusi” ricorrono sia in Doctorow sia in Stross; credo che entrambi abbiano ragione a sensibilizzare il lettore in merito ai pericoli che si corrono “dando le chiavi di casa” a terzi che in cambio forniscono solamente un maggiore controllo coercitivo sulla fruizione dei contenuti.

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To Babylon Or Not To Babylon?

Qualche giorno fa Michael Straczynski ha postato un messaggio su rec.arts.sf.tv.babylon5.moderated il cui contenuto mi trova in perfetta sintonia, con particolare riferimento a questo brano:

B5 as a five year story stands beautifully on its own.  If anything else is to be continued from that story, it should be something that adds to the legacy of B5, rather than subtracts from it.[…]

At the end of the day, for me, it’s not just a matter of getting more B5.  It’s a matter of getting more *good* B5 that respects what came before it and doesn’t have to compromise visually or in terms of action.  The original show deserves better than that, the surviving cast members deserve better than that, and the fans who have supported it over the years definitely deserve better than that.  A lot better.

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Robot 54

Image of Robot 54Robot è diventato un gradevole appuntamento fisso, uno di quelli che ogni tanto ti fa pensare «ma quando esce il prossimo Robot?»

L’appuntamento nell’appuntamento per me è l’editoriale di Vittorio: non c’è nulla da fare, ci potrebbe essere anche un inedito di $noto_autore, ma prima di tutti viene l’editoriale.

Robot 54 mi è arrivato da poco e ho già finito di leggere tutti i racconti, gli articoli me li tengo per una lettura più calma.

Come al solito, la scelta è variegata ed intrigante e ogni racconto è peculiare. Per questo numero non ho un mio preferito perché ne farei arrivare almeno tre a pari merito e quindi tanto vale.

Bellissima anche la copertina di Maurizio Manzieri, intervistato da Silvio Sosio in questo stesso numero.

La sensazione complessiva sfogliando questo numero è che il sense of wonder non sia (ancora?) morto, ma sia, anzi, vivo e scoppiettante sotto varie forme e incarnazioni.

Glasshouse

Image of Glasshouse

The worst dark age was caused by the failure to understand informational economics and the consequent adoption of incompatible data representation formats.

It’s implicit in this society. They set us up to make it easy to make people kill for an abstraction.

Charles Stross non è autore prevedibile, o comunque non lo è ancora diventato; come altre sue opere, Glasshouse parte presentando temi molto classici, se non logori, della fantascienza per poi svilupparsi in maniera autonoma o, meglio, strossiana.

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Mojo racconta Babylon 5

Image by Mojo darthmojo.wordpress.comBabylon 5 è stato il primo impiego di un certo livello di Adam ‘Mojo’ Lebowitz, dove ha lavorato come artista e supervisore degli effetti speciali per la Foudation Imaging.

Mojo ha visto nascere e crescere i set di Babylon 5 dal pilot fino alla fine della terza stagione e ha deciso di condividere con i fan alcune foto e ricordi della produzione.

Per il momento il suo blog ha solamente un post sulla produzione di Babylon 5 dedicato alla realizzazione del corridoio centrale della stazione: le immagini e i commenti sono molto interessanti e meritevoli di una lettura. Le foto pubblicate sono disponibili (e scaricabili) in alta risoluzione.