Plug and Play

Un cliente ha acquistato un server nuovo un HP ProLiant ML150 G6 con Windows 2008 R2 per aggiornare il suo vecchio server. Sembrava una passeggiata, visto che Windows 2008 è fuori da tempo e HP, seguendo le orme di Compaq, fornisce un CD (SmartStart o Easy Setup, a seconda dei modelli) per l’installazione guidata.

Povero illuso.

Il CD di Easy Setup 1.0 fornito con il server non supporta Windows 2008 R2 x64 Microsoft OEM, decido quindi di provare a scaricare la versione 2.0 (500 Mb), ma nemmeno quella supporta questa versione di Windows.

Scarico, quindi, i driver del controller (Smart Array B110i), il setup di Windows me li carica correttamente, mi lascia creare una partizione, me la lascia formattare, ma al momento di avviare il setup, il programma dice di non riuscire a trovare alcun disco o alcuna partizione utilizzabile. Notare che è il medesimo programma che ha appena creato e formattato la partizione. C’è qualcosa di molto strano.

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Chi guida e chi segue

Lo spunto di questo post deriva da una notizia degna di essere segnalata per vari motivi: Microsoft ha annunciato di aver proposto alla comunità Linux l’inserimento del codice di alcuni device diver per migliorare l’integrazione di Linux con Hyper-V, il sistema di virtualizzazione della casa di Redmond.

L’aspetto che ha suscitato più clamore è, dal mio punto di vista quello meno significativo. Qualche persona di Microsoft sta già collaborando con almeno un progetto open source e qualcuno potrebbe fare outing durante l’ultimo quadrimestre dell’anno, se le mie fonti sono attendibili (vedremo). Anche Apple collabora con il mondo open source: lo scorso anno l’azienda di Cupertino ha fornito alcune patch per Dovecot che si spingevano oltre l’integrazione la mera integrazione con i suoi prodotti. Per altri grandi e piccoli nomi dell’informatica la collaborazione con Linux o altri progetti open source è un comportamento assolutamente normale da molto tempo.

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Niente sesso: siamo Indiani

bing-uk-thHo sperimentato un curioso comportamento di Bing segnalato da Thomas Hawk (via Slashdot). Per l’esperimento ho utilizzato una macchina virtuale Windows XP USA con Internet Explorer 8 con cui non avevo mai visitato Bing.

Per comprendere le modalità del test va segnalato che Bing decide la posizione di un utente in base all’impostazione della lingua del browser (da non confondere con la lingua in cui il browser visualizza i menu e i messaggi).

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Un’inutile testardaggine

Dell ha appena annunciato che il sovrapprezzo per il downgrade da Vista a XP di un PC sale a 150 dollari, il triplo del costo precedente.

Ci troviamo in questo periodo davanti ad un caso che forse ha come unico precedente l’infausto MS-DOS 4.0: Microsoft rilascia un sistema operativo nuovo, apparentemente migliore, ma il mercato non lo vuole e preferisce stare con il prodotto precedente. La differenza fondamentale tra l’esempio di MS-DOS 4.0 è il volume del mercato e la rapidità con cui si propagano le informazioni.

Bisogna fare un distinguo tra il mercato casalingo e quello business. Il distinguo in questo caso è il volume di soldi che muovono i due mercati. Il mercato casalingo cerca prodotti al ribasso e, una volta acquistato un computer, lo tiene per molto tempo (tralasciamo i fanatici dell’upgrade, che sono una minima parte): non è strano imbattersi in persone che in casa hanno un PC con Windows 2000 o Windows 98. Il mercato aziendale, di contro, muove più soldi ed è quello che spesso detta le regole.

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Meglio presto che tardi

Leggo su Slashdot che Microsoft ha finalmente pubblicato le specifiche dei formati di alcuni file di dati dei suoi applicativi Office pre-2007, Access escluso.

È naturalmente un bel passo in avanti e concordo con gli aspetti positivi che ha indicato Paolo nel suo blog.

Però quanti anni sono trascorsi da quando Microsoft Office ha scalzato WordStar, WordPerfect, Lotus, Harvard Graphics e compagnia ed è diventato uno standard de facto per la comunicazione aziendale? Dieci? Quindici? Più o meno siamo lì.

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Goodbye Bill!

Leggo sulla BBC che venerdì 27 giugno Bill Gates lascerà il ruolo di executive chairman di Microsoft per diventare non-executive chairman. In poche parole, lavorerà per la società che ha fondato nel 1975 solamente un giorno la settimana e non sarà più la persona che prende le decisioni.

Non sarò io a dire se Bill Gates come uomo o la Microsoft come azienda abbiano fatto il male o il bene dell’informatica: questi sono giudizi che toccherà alla storia emettere.

Ricordo quando ho iniziato a picchiare su queste tastiere: erano i primi anni ’80 e “informatica” era il sinonimo di “IBM”, la ditta che ha commesso l’incredibile errore di non vedere la potenzialità dei PC che lei stessa aveva creato e per il cui sistema operativo aveva appaltato il lavoro a una piccola azienda in outsurcing.

Microsoft per un certo periodo è stata “il bene” che combatteva contro IBM, “il maligno”. C’è stato poi un cambiamento di prospettiva dopo il quale “informatica” è diventato sinonimo di “Microsoft”, la quale ha iniziato ad essere “il male”, anche se non si capiva bene chi fosse “il bene”.

Cosa succederà in Microsoft? Probabilmente l’azienda si rivolgerà più al mercato business e meno a quello consumer, o probabilmente continuerà a tenere tanti piedi in quante più scarpe le sarà possibile, smantellando ogni due anni quel che aveva appena finito di costruire e vendere come l’assoluta punta di diamante della tecnologia.

Intanto credo che vada reso quantomeno l’onore delle armi a Bill Gates, che lascia la sua carica: fra qualche anno, quando “informatica” sarà il sinonimo di “Google”, potremmo fermarci a ricordare di quando Google era “il bene” e Microsoft “il male”.

Anch’io! Anch’io!

Non so se sia mai esistito un momento in cui Microsoft abbia fatto qualcosa di veramente innovativo nelle interfacce grafiche, qualcosa che veniva dall’interno dell’azienda e non fosse una risposta a prodotti rivali.

Tralasciando i rami secchi dell’evoluzione informatica, presenti in ogni azienda, Windows 2.x era la risposta a GEM della Digital Research. GEM non era solamente un paradigma d’interfaccia uscito dal PARC, ma era anche un modo di concepire le applicazioni e i file dividendo una data fork da una resource fork, due termini molto noti agli smanettoni di MacOS pre-OSX (ricordate ResEdit?).

Windows 2.x e il Windows386 (li ho provati in quel periodo) erano assolutamente inutili, malgrado il fatto che Ballmer si agitasse per dimostrare il contrario.

Nel 1990 Windows 3.0 era un’interfaccia grafica di MS-DOS un pochino meno ruvida, ma chi osava scrivere un Hello World in C per Windows 3 poteva farlo sì in tre righe, ma utilizzando circa duecento punti e virgole. Quando avevo scritto il mio Hello World mi ero accorto che dovevo compilare un file .RES di risorse da linkare con l’eseguibile. Un attimo. Ma questo è MacOS! La diatriba è andata avati qualche anno in tribunale: ancora una volta Microsoft aveva innovato copaiando.

Faccio un fast forward in avanti per non tediare i miei 2,5 lettori e arrivo a oggi: Microsoft annuncia il multi touch. Un paradigma di interfaccia senza dubbio innovativo, mai introdotto da nessun altro produttore, una vera rivoluzione… di Apple. Ancora una volta. Come se non bastasse, il filmato del link mostgra anche un’interfaccia grafica che ricorda in alcuni punti compiz. Nota per Microsoft: compiz è stabile e production grade da oltre un anno, datevi una mossa, o copiate bene.