Addio Dr. Dobb’s Journal

Per citare una frase classica dei necrologi, il Dr. Dobb’s Journal ci lascia nella forma in cui lo conosciamo dopo lunga e penosa malattia.

Chi ha cominciato a scrivere software alla fine degli anni ’80 quando le risorse online in Italia erano le aree echo della FidoNet sa che il Dr. Dobb’s Journal costituiva una risorsa notevole, sia per gli articoli, sia per gli inserti pubblicitari che conteneva.

La rivista trattava in maniera molto professionale vari aspetti della programmazione legati ai singoli linguaggi o dedicati alla teoria degli algoritmi. Tramite gli inserti pubblicitari si poteva scoprire che un software o una libreria specifica era più conveniente acquistarla presso il Programmer’s Paradise piuttosto che direttamente dal distributore ufficiale.

Già con l’avvento di Windows 95 la testata si era arroccata su posizioni eccessivamente anti-Microsoft e pro-Java, comportamento che mi ha indotto ad abbandonarne la lettura abituale. Le ultime copie che ho sfogliato erano solamente una sottile ombra della rivista di un tempo.

Da quest’anno la testata chiude per confluire in Information Week e per potenziare la parte online. Auguro al Dr. Dobb’s Journal se non un futuro prospero, quantomeno un futuro migliore di quello che è toccato a OMNI quando ha intrapreso la medesima strada.

Addio Dr. Dobb’s Journal e mille grazie per tutto quello che abbiamo imparato leggendo i tuoi articoli.

Robot 54

Image of Robot 54Robot è diventato un gradevole appuntamento fisso, uno di quelli che ogni tanto ti fa pensare «ma quando esce il prossimo Robot?»

L’appuntamento nell’appuntamento per me è l’editoriale di Vittorio: non c’è nulla da fare, ci potrebbe essere anche un inedito di $noto_autore, ma prima di tutti viene l’editoriale.

Robot 54 mi è arrivato da poco e ho già finito di leggere tutti i racconti, gli articoli me li tengo per una lettura più calma.

Come al solito, la scelta è variegata ed intrigante e ogni racconto è peculiare. Per questo numero non ho un mio preferito perché ne farei arrivare almeno tre a pari merito e quindi tanto vale.

Bellissima anche la copertina di Maurizio Manzieri, intervistato da Silvio Sosio in questo stesso numero.

La sensazione complessiva sfogliando questo numero è che il sense of wonder non sia (ancora?) morto, ma sia, anzi, vivo e scoppiettante sotto varie forme e incarnazioni.