Windows 7 XP

Ieri in un articolo è stato annunciato che nelle versioni professionali del futuro Windows 7 sarà possibile installare senza costi aggiuntivi un pacchetto costituito essenzialmente da una versione ad hoc di Virtual PC con una macchina virtuale Windows XP legittimamente licenziata.

Questa sarebbe la soluzione per mantenere la compatibilità del software business e per invogliare gli aggiornamenti studiata dalla più grande ditta di software del pianeta? Scusate, signori di Redmond, ma a chiudere un XP in una virtual machine che gira su un sistema più stabile (vmWare ESX, Linux, Mac OS) è una soluzione a cui sono arrivati quasi tutti da anni!

Microsoft per ora non dice quale sarà il livello di interazione tra la macchina ospitante (Windows 7) e quella ospitata (Windows XP). Se le barriere saranno basse e si tratterà solamente di una shell di supporto, ricadiamo nel WOW (Windows Over Windows) di Windows NT, però ci potrebbero essere problemi di compatibilità degli applicativi che potrebbero bloccare l’adozione di Windows 7. Se le barriere saranno molto elevate, avremo due sistemi operativi da manutenere e da mantenere in sicurezza (patch, antivirus, manutenzioni) con oneri doppi per le aziende.

Mantenere la compatibilità senza precludere i percorsi di aggiornamento e di miglioramento del software non è un’operazione impossibile, Linux e molti progetti open source sono lì a dimostrarlo. Forse è giunta l’ora che Microsoft ripensi un po’ alle proprie strategie e inizi a pubblicare software di un certo livello anziché fare del gran marketing perché le storie come quelle della Computer Associates insegnano che non si vive di solo marketing.

Un’inutile testardaggine

Dell ha appena annunciato che il sovrapprezzo per il downgrade da Vista a XP di un PC sale a 150 dollari, il triplo del costo precedente.

Ci troviamo in questo periodo davanti ad un caso che forse ha come unico precedente l’infausto MS-DOS 4.0: Microsoft rilascia un sistema operativo nuovo, apparentemente migliore, ma il mercato non lo vuole e preferisce stare con il prodotto precedente. La differenza fondamentale tra l’esempio di MS-DOS 4.0 è il volume del mercato e la rapidità con cui si propagano le informazioni.

Bisogna fare un distinguo tra il mercato casalingo e quello business. Il distinguo in questo caso è il volume di soldi che muovono i due mercati. Il mercato casalingo cerca prodotti al ribasso e, una volta acquistato un computer, lo tiene per molto tempo (tralasciamo i fanatici dell’upgrade, che sono una minima parte): non è strano imbattersi in persone che in casa hanno un PC con Windows 2000 o Windows 98. Il mercato aziendale, di contro, muove più soldi ed è quello che spesso detta le regole.

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L’evoluzione dell’informatica

Se dessimo retta alle pubblicità, alla propaganda aziendale e alle recensioni delle riviste (una terna che ha più punti in comune di quanti non si ammettano), ogni tre/sei mesi l’informatica compie passi da gigante scoprendo nuove tecnologie che nemmeno gli ultimi dieci minuti di un telefilm di Star Trek riuscirebbero ad eguagliare.

Purtroppo io mi trovo quasi ogni giorno da un numero incredibile di anni ad aver a che fare con server morti o in avanzato stato di compromissione. Ho cominciato il mio viaggio in questa terra di server problematici con Novell NetWare 2.x proseguendo con NetWare 3.x, NT 3.x, NT 4.x, Linux, Windows 200x. Diciamo che ho visto tanti cadaveri quanti ne ha visti un coroner, solo che i miei cadaveri sono al massimo polverosi, non sanguinolenti.

Vorrei esaminare qui due casi reali, ma reali davvero: non simulazioni con VMware, bensì due server che, per cause diverse, hanno avuto dei problemi e bisogna cercare di rimettere insieme i cocci.

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Messaggi di errore

BSOD durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi (fonte: Gizmodo)Si dice che ogni programma non banale contenga almeno una variabile, una struttura di controllo e un baco. Si dice anche che per i programmi prodotti da una ben nota software house questa affermazione sia più vera che per altre software house.

Nei tempi eroici del Clipper ero membro di un gruppo di sviluppatori che lavorava per un progetto per la pubblica amministrazione. Lo sviluppatore leader del gruppo, da cui ho imparato moltissime cose, aveva creato anche una fantastica routine di gestione degli errori, molto informativa e utile per il programmatore che mostrava una bella schermata rossa con caratteri gialli al manifestarsi dell’errore. Questa funzione manda in visibilio lo sviluppatore perché si accorge all’istante dell’errore anche se è lontano dallo schermo e presenta a schermo una reportistica dettagliata. Tutto bene, finché l’applicativo non entra in contatto con quella particolare zona del Mondo degli Utenti nota come Anteprima Per Il Committente. Murphy, sempre all’erta, ci mette lo zampino e si manifesta un bug durante la demo. Fortunatamente la cosa si risolve con un’abile prestidigitazione sulla tastiera (il Committente manco si accorge di cosa sia successo), ma ci insegna una cosa: gli errori fatali non devono annunciare a oves, boves et universa pecora il fatto che ci sia un baco nel nostro software. Mai.

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Anch’io! Anch’io!

Non so se sia mai esistito un momento in cui Microsoft abbia fatto qualcosa di veramente innovativo nelle interfacce grafiche, qualcosa che veniva dall’interno dell’azienda e non fosse una risposta a prodotti rivali.

Tralasciando i rami secchi dell’evoluzione informatica, presenti in ogni azienda, Windows 2.x era la risposta a GEM della Digital Research. GEM non era solamente un paradigma d’interfaccia uscito dal PARC, ma era anche un modo di concepire le applicazioni e i file dividendo una data fork da una resource fork, due termini molto noti agli smanettoni di MacOS pre-OSX (ricordate ResEdit?).

Windows 2.x e il Windows386 (li ho provati in quel periodo) erano assolutamente inutili, malgrado il fatto che Ballmer si agitasse per dimostrare il contrario.

Nel 1990 Windows 3.0 era un’interfaccia grafica di MS-DOS un pochino meno ruvida, ma chi osava scrivere un Hello World in C per Windows 3 poteva farlo sì in tre righe, ma utilizzando circa duecento punti e virgole. Quando avevo scritto il mio Hello World mi ero accorto che dovevo compilare un file .RES di risorse da linkare con l’eseguibile. Un attimo. Ma questo è MacOS! La diatriba è andata avati qualche anno in tribunale: ancora una volta Microsoft aveva innovato copaiando.

Faccio un fast forward in avanti per non tediare i miei 2,5 lettori e arrivo a oggi: Microsoft annuncia il multi touch. Un paradigma di interfaccia senza dubbio innovativo, mai introdotto da nessun altro produttore, una vera rivoluzione… di Apple. Ancora una volta. Come se non bastasse, il filmato del link mostgra anche un’interfaccia grafica che ricorda in alcuni punti compiz. Nota per Microsoft: compiz è stabile e production grade da oltre un anno, datevi una mossa, o copiate bene.