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The Dark Screen


The Dark ScreenIeri sono stato alla presentazione di The Dark Screen di Franco Pezzini e Angelica Tintori.

Benché non sia una fan della letteratura horror o assimilata, Dracula mi piace. Il primo incontro con la storia di Stoker risale alla mia infanzia. Ricordo che da bambino, a casa malato, avevo seguito per radio sulla RAI (era prima delle radio libere) l’adattamento radiofonico del libro. Molti anni dopo ho letto il romanzo e dico tranquillamente che sono dalla parte di Dracula perché Archer è una pappamolla e Van Helsing un fissato. Ometto per cortesia ogni commento su Mina e Lucy.

La presentazione di ieri si trovava in un contesto del tutto azzeccato in cui si poteva godere di una nutrita mostra in tema con vari esempi di produzioni ispirate al vampiro, da quelle più illustri a quelle che alcuni si vergognerebbero di citare (ma io non mi vergogno: Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete).

Il tomo in oggetto è cospicuo (settecento pagine) e denso di informazioni. Ho avuto l’avventura di seguire di tanto in tanto la genesi del saggio e posso dire, nel mio piccolo, che i due autori hanno lavorato alacremente per portare a termine l’opera, che, all’inizio, non credevo così estesa.

Come hanno sottolineato gli intervenuti alla presentazione di ieri, le analisi del libro mantengono sempre come punto di riferimento fermo il romanzo di Stoker. Ho appena iniziato a leggere il saggio, quindi non faccio commenti sul contenuto, magari vi ragguaglio tra un BEL po’ di tempo, dopo che avrò letto l’opera per intero. Per intanto un complimento e un in bocca al vampiro è dovuto ai due autori per un’opera di queste dimensioni.

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One response to “The Dark Screen”

  1. Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete è di Andy Warhol, quindi in effetti forse rientra negli esempi illustri.

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